9.11.09

UNDERSTATEMENT, per evitare imbarazzi futuri

E' una giungla. Il mondo del lavoro ma anche quello delle relazioni sociali. E' un cazzo di ginepraio.
Bisogna stare attenti. E' pieno di squali, dice. Io dico che più che squali sono salmoni troppo impegnati a risalire la corrente per curarsi delle faccende da squalo. Lo squalo alla fine c'ha una sua dignità, un suo ruolo istituzionalizzato. E' il cattivo, l'incubo del surfista. Il salmone è alla moda, è rosa, rosa salmone. E' snello, lucido, tonico, atletico, spettacolare. Sta in branco, migra dove gli fa comodo. Risale la corrente. Va contro il naturale andamento delle cose. Lui sa dove vuole arrivare e se ne frega del resto. Ti passa accanto, ride, si vanta, colpo di coda e ti fa mangiare la polvere. E' pieno di sé, aò, io sono salmone e tu chi cazzo sei? Di base io non sono un salmone. A volte forse c'ho provato, nel buio della mia testa. Ma mi sono stata così antipatica che mi sono mandata a fanculo da sola. La risposta è UNDERSTATEMENT. Se il salmone si prendesse meno sul serio, se ogni tanto mettesse in conto l'eventualità di aver sbagliato, di aver esagerato, se il mio caro salmone facesse autocritica invece di autoironia poi sarebbe meno in imbarazzo quando da morto diventa cibo per fighette: carpaccio, crostini, farfalle, sushi. Da morto il salmone è un cazzo di smidollato.

7.11.09

POST DI SERVIZIO







28 anni fa i miei genitori si sono sposati.
Marisa e Victor sono le persone migliori che conosco.

28.10.09

Tradizionalmente stupida! Si parla di una cittadina che sta tornando indietro nel tempo

Il centro antico.
Ultimamente ho sentito che il centro storico di Prato hanno cominciato a chiamarlo .. Centro antico. Una definizione che puzza mi medioevo, come la vergognosa ordinanza che è stata appena sfornata dalla nuova illuminata amministrazione.
Direte, ma perché continui a rompere i coglioni di Stoccolma? Hai sloggiato, lasciaci distruggere la nostra città in pace. Non ci riesco.
Non riesco a rassegnarmi al fatto che Prato, come tante altre città, non sia altro che lo specchio della superficialità e dell'anacronismo che ha investito il nostro Paese come un'ondata anomala di guano denso e puzzolente.

L'ordinanza dice questo:
Nell’intero centro antico, come delimitato dalle mura cittadine, non possono essere insediate attività ritenute incompatibili con l’esigenza di tutelare le tradizionali caratteristiche culturali ed ambientali della zona. In particolare sono incompatibili le attività che, tramite l’installazione di insegne, arredi, attrezzature o infissi, snaturino ed alterino la tradizionale vocazione storica del centro antico.

L'assessore allo sviluppo economico ha detto
"Non abbiamo voluto penalizzare nessuna categoria e nessuna nazionalità. Chiunque può aprire un negozio o un’attività in centro, basta che lo faccia garantendo i livelli minimi di decoro previsti da questo provvedimento”

Benone! Andiamo a vedere cosa dice questo provvedimento:
Niente attività di ristorazione che vendano cibi non tradizionali (ciao kebab, ciao ristorante cinese, ciao indiano.. Le crepes secondo voi?)
no officine e carrozzerie,
no falegnamerie industriali, sì alle botteghe all Mastro Geppetto per intendersi, quello fa molto centro antico..
niente lavanderie a gettone: ma perché? Non esiste una motivazione scrivibile in un'ordinanza. Esiste quella onesta però: chi usa le lavanderie a gettone? Chi non può permettersi una lavatrice o chi non ha posto per una lavatrice, entrambe condizioni non proprio TRADIZIONALI. Se non sei TRADIZIONALE a noi non ci piaci. Io non ho una lavatrice e prima di scappare da Prato anche io con i nigeriani e i pakistani portavo i panni alla lavanderia a gettone che costava un occhio della testa ma sai, quando non c'è concorrenza. Peccato che non ce ne sarà mai a questo punto.
no internet point (vedi sopra)
no sale giochi,
assolutamente no sexy shop (perché ai pratesi piace comprare le loro schifezze in piazza Falcone e Borsellino)

Ma se la vostra attività non rientra nella lista nera di cui sopra, non è ancora detto che possiate aprire il bandone nell'ambitissimo centro antico di questa minchia: il vostro negozietto del cavolo deve anche rispettare tutta una sfilza di requisiti estetici decisi da chissà quale designer e cultore del bello. La vostra vetrina, gli arredamenti, l'insegna devono titillare le pupille del sommo giudice che poi deciderà se gli aggradano oppure no..

Ecco qui l'ordinanza. Pensavo che avessero in programma di farla gridare da qualche ciambellano in tenuta TRADIZIONALE. Ma appena la strillano me la faccio inviare con la prossima corriera Frittole-Stoccolma così ci facciamo quattro amare risate.

13.10.09

TANTI AUGURI A ME.. si parla di compleanni (più autoreferenziale di così si muore)

Allora dice che tante persone ad un certo punto della vita decidono di non festeggiare più il compleanno. Non vedono la motivazione per gioire del fatto che un altro anno è passato. Per quanto mi riguarda, il 13 ottobre è e sarà per sempre un giorno da celebrare. Non c’è nessuna megalomania in questo.
Mi sembra anzi un’eresia dare per scontato che abbiamo trascorso relativamente sani e salvi, o perlomeno vivi, altri 365 giorni su questo pianeta bistrattato e imprevedibile. Non sono affatto fatalista ma sono consapevole del concetto di impermanenza che ci riguarda tutti (tutti tutti).
Proprio per questo in famiglia nessun compleanno è MAI passato in sordina e tanto meno sotto silenzio. La torta, lo spumante, i regali, il piatto preferito. Anche in quelle fasi della vita in cui ci siamo sentiti tristi, scoraggiati, rancorosi e in cui un festeggiamento ci appariva un po’ una forzatura. Mi è stato insegnato che ogni giorno andrebbe celebrato, figuriamoci un anno!
Mi ricordo il primo compleanno in Via del Monticello, che poi un monticello lo è davvero. Gli inviti con Titty e Silvestro, scritti da me e consegnati solo a chi volevo. Le amiche della palestra e di scuola. Le pizzette tonde, i panini lucidi con il prosciutto crudo o con la pasta d’acciughe che non mi è mai piaciuta. La fanta, la coca, le patatine che avanzavano sempre e stavano lì in cucina per una settimana, aperte, stantìe. La passeggiata fino al lago, la canzone in ghanese, il gioco della sedia, il millefoglie a forma di 11 (due torte invece che una, che genio!) e le decine di braccialettini che ricevetti come regalo (da quasi tutti).

Fin da quando ero piccola ero appassionata di date di nascita. Ancora oggi mi ricordo i i compleanni di persone con cui non ho alcuna relazione particolare. E quando scopro che qualcuno non lo festeggia provo una certa tristezza per l’interessato. Perché celebrare il Santo Natale e non il proprio, di natale? Il natale a mio avviso più importante. Allora scatta l’organizzazione della festa a sorpresa, dell’aperitivo improvvisato su una panchina, con invitati che il festeggiato non avrebbe mai avuto il coraggio di invitare (ma il forte desiderio sì..), la tortellata alla Casa del Popolo, la serata a ballare, il regalino fatto a mano, la dedica alla radio, il mazzo di fiori a domicilio. Perché la verità è che nessuno rifiuta di essere festeggiato. Nessuno.

Poi c’è chi come me inizia a fare il countdown dal 13 settembre assillando chi le sta intorno (-30! -29!..) e si auto-organizza una media di 3 feste (una con la famiglia, una con le amiche, una allargata..).

Insomma, tutta sta menata per dire che oggi è il mio compleanno. Un po’ anomalo perché festeggiato in terra straniera, senza gli amici storici, i fratelli storici e i genitori storici. Quei genitori che ogni anno ci fanno sentire ancora bambini. Che se fosse per loro riempirebbero ancora la casa di festoni e palloncini, bicchieri e piattini di carta con la torta disegnata. E che ricorderebbero agli amichetti di scrivere il proprio nome sul bicchiere perché poi non ce ne sono più!

Citando i Vandals.. Happy Birthday to me!

5.10.09

SHUT THE F*** UP, si parla di tv che parla

Incredibile come la televisione ci somministri sottopelle una buona dose quotidiana di frasi fatte a tavolino che i più stupidi riescono a riciclare nelle loro vuote conversazioni quotidiane. Se, seguendo un tg o la 7 milionesima puntata di Uomini e Donne, isolassimo e cancellassimo le frasi artificiose e inflazionate si ritornerebbe al cinema muto.

Cerco il vero amore
Ti porto in esterna
Mi porti in esterna?
Ti corteggio
Non sono qui per le telecamere
Vorrei farmi conoscere per quella che sono
La bellezza esteriore non conta
Ma
Anche l’occhio vuole la sua parte
Sei carina
Sei carino
Sei una bella persona
Sono più maturo di quelli della mia età
Ho avuto una vita difficile
Mi sono sempre mantenuto da solo
Lavoro di notte
Faccio la ragazza immagine
MA
Non sono una escort
Sono una escort e lo faccio con dignità
Abitino nero e trucco leggero
Voglio fare l’attrice
Sono una modella
Non faccio diete, amo il cioccolato
Mi basta fare sport e tanti massaggi
Voglio finire gli studi
La famiglia è la cosa più importante
Sono una ragazza acqua e sapone
Sono una ragazza normale
Sono una ragazza solare
Era una ragazza solare
Nessuno si era accorto che soffriva di depressione da tempo
Raptus di follia
Nessun segno di effrazione
Nessun segno di violenza
Per lui non c’è stato niente da fare
A niente sono valsi gli sforzi dei medici
Voglio giustizia per mio figlio
Voglio salutare mio figlio che mi guarda da casa
Faccio la telefonata a casa
Uso il 50 e 50
Chiedo l’aiuto del pubblico
Scavicchi ma non apra
Dichiaro aperto il televoto
Fai un appello
Se anche tu
Se anche voi
Stop al televoto
Sono contenta comunque
Grazie per l’opportunità
Avviamo un tavolo di concertazione
Mettiamo in campo tutte le misure necessarie
Scendo in campo
farabutti
Menzogne
Calunnie
Immani falsità
Vergogna
Onore
Il Paese
Fiducia nelle istituzioni
Chiedo la fiducia
Ennesima fiducia
Fannulloni
A lavorare!
Bamboccioni
Meritocrazia
Coglioni
Calciopoli
Sudditanza psicologica
Vallettopoli
Intercettazioni
Tangentopoli
Mani Pulite
Violazione della privacy
Lodo Alfano
Hai vinto la prova immunità
Sei in nomination
Sei salvo
Vado in confessionale
Nell’angelus
Piduista
Scoppia la polemica
Moderare i toni
E’ il momento della riflessione
Invia un sms al numero in sovraimpressione
Consigli per gli acquisti
Linea a Mario Bianchi
A tra poco
Restate con noi


24.9.09

MI VERGOGNO, ME NE VADO

In culo alla privacy di certi soggetti che infestano la rete,
mi limito a mostrare il thread che è scaturito dalla mia indignazione di fronte alla pubblicazione su fb di una foto di un militare con il lanciafiamme corredata di didascalia: "chi ha detto che gli zingari non vengono accolti con calore?".
Mi dispiace moltissimo che il print screen non abbia una grande resa. Mettetevi gli occhiali e notate quanto questo rettangolino di pixel racchiuda in sé la motivazione che mi ha spinto a decidere di lasciare questo Paese di merda.


Non mi interessa minimamente se qualche amico di amici di questi due esemplari di giovine Italia si sentirà imbarazzato. Io lo sono stata per 25 anni.

23.9.09

VIVERE! e.. vivere (ma vuoi vedere che non c'ho capito nulla?)

Ho sempre respinto con tutte le mie forze le emozioni inutili. Quindi quasi tutte.

Ho poca confidenza con il vezzo, la manfrina. Provo insofferenza verso chi si crogiola nei sentimenti e fa sì che questa massa oleosa si appiccichi a tutto. Ci soffrigge i pensieri, le parole, le azioni. Guarda il mondo con occhi unti di sensazioni e attraverso questa patina vede la realtà più complicata, più ansiogena. Quando, durante un’immersione, la maschera si appanna scambiamo un cespuglio di alghe per un mostro marino o una pietra per un tesoro prezioso.

Poi invece c’è chi si è addestrato a tenere le lenti perfettamente pulite per avere sempre pieno controllo di sé e del fondale. Niente sorprese. L’obiettivo ben calibrato, fisso sulla strada da percorrere. Da A a B senza passare per X. Come durante una scalata, risparmiare tempo, ossigeno ed energie diventa un principio di condotta.

Il razionale osserva frustrato chi invece, come un giunco, si piega in balia delle emozioni. Ma non può farci niente perché “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire” o peggior dormiente di chi non vuole svegliarsi.

Da lì a risultare arroganti il passo è brevissimo, perché il razionale si racconta che il suo modo è quello giusto. Che è lui quello sveglio, quello che c’ha capito tutto.

E se..

E se invece così non fosse?

E se esistesse VIVERE!! e vivere? Come "U MIRACOLO!!! E... u miracolo" di Troisi..Non è che è proprio filtrando la realtà attraverso la famosa massa oleosa che si riesce a capirci qualcosa? A spiegarsi la merda e a godere a pieno delle nostre conquiste? Farcendo ogni attimo di entusiasmo e di disdegno.. Innamorandoci ad ogni angolo, odiando in modo furente un giorno sì e un giorno no. Piangendo per un regalo di compleanno inaspettato o urlando la propria rabbia ai quattro venti per l’ennesima delusione?

Non mi so dare una risposta. Mi limito intanto a constatare che a volte, durante la famosa scarpinata da A a B magari una deviazione per sparare due cazzate di fronte ad un crepaccio terrificante ma dalla bellezza indescrivibile.. Si potrebbe anche fare.


16.9.09

GIOVANI IDIOTI CRESCONO. Si parla di noi da piccoli...

Mi piace vincere facile. Quando si è nostalgici si vince facile.
Si parla di capricci. Di superfluo. Che in quel momento ti sembrava questione di vita o di morte e che a distanza di anni (manco troppi) ti fa sentire tremendamente stupida (o vecchia).

Da quando nasciamo siamo immediatamente tartassati da qualcuno o da qualcosa che ci dice cosa vogliamo, cosa bramiamo, cosa ci serve per sentirci bene, lontani dall’essere dei totali emarginati. Essere parte di un gruppo legittimato dalla Mattel o dalla Malaguti è troppo importante, troppo vitale per essere liquidato da un genitore di buon senso senza che egli o ella appaia come un mostro agli occhi del figlioletto.

La fase della vita a cui mi riferisco va dalla scuola elementare alle superiori.

La merendina
Tasto dolente. Alle elementari la mamma non mi ha mai comprato una merendina, neanche tarocca. All’intervallo vedevo i miei compagni sgranare Tegolini e sorseggiare Estathè con la stessa lascivia di chi gusta ostriche e champagne. E io nulla. “Fai una colazione abbondante e arrivi dritta dritta fino a pranzo” mi tranquillizzava la mamma.
Ma non era solo una questione di conservare l’appetito. La mia infanzia e adolescenza è stata conservanti/coloranti-free. Tutto ciò che era conservato non era ammesso in casa mia. Solo roba fresca e biologica. Quindi niente merendine, niente gelato confezionato, ma soprattutto niente NUTELLA. Ma a tal proposito la mamma mi venne incontro comprandomi una “crema di nocciola spalmabile Valsoia” che mise erroneamente in frigo. Non esattamente la stessa cosa…
Quindi dicevamo, status symbol della merendina: negativo.
Qualche anno fa mi sono comprata le Camille. Le ho buttate tutte nel cesso. Gommapiuma arancione (perché dicevano fossero alla carota) stucchevole come una slinguata di melassa. Mai più e mai poi.

Il cristal ball
Ve lo ricordate di sicuro. Quel blob colorato venduto in tubetto. Lo soffiavi manco fosse vetro di Murano e ci giocavi in salotto perché “.. non rompe niente e poi non macchia..” ma ti fa venire due ghiandole da parotite.
A parte il fatto che macchiava eccome, mi ricordo che non andai a scuola il giorno dopo il mio primo palloncino minuscolo, dal dolore.
Non so neanche come entrò in casa mia un gioco così chimico..

Il mio minipony
Cavallini di colore pastello con criniere di nylon che neanche una dragqueen. Avevano stelline tatuate sul culo e un profumo nauseabondo. Un giocattolo da bambina in. E gli dovevi anche pettinare la coda, perché lo facevano in tv. E allora schiacciavi i pomeriggi a spazzolare un ciuffetto di peli turchesi che spuntavano dal culo tatuato di un equino alla vaniglia. Tutto regolare.

Il dolce forno/pop-corn/gelato/FISHERPRICE
Che emozione. Emulare le mamme nelle faccende di casa. Fare i piatti, stirare un lenzuolino, cucinare alla tenera età di 5 anni senza sapere che lo faremo poi per 80 anni a venire. E quel cazzo di forno le cuoceva davvero le pizzette. Se non c’avevi il fornino eri una pezzente. Ma non ne ho sofferto. Iniziava l’età del…

…Sapientino
La mia droga. Passavo le ore da sola a giocare co sto trabiccolo infernale. PEEE errore!! PEEEEEEE errore!!! Mortificante al massimo. Ma col Sapientino Europa ho imparato a menadito tutte le capitali, i piatti tipici, i monumenti, i costumi tradizionali, laghi, fiumi e bandiere finché quel PEEEEE non l’ho sentito più. Era una questione tra me e lui. Ne andava della mia dignità. PEEEEE lo dici a qualcun altro. Grande soddisfazione finché non mi sono accorta che non mi dava più errore.. ma solo perché le pile erano finite.

Gira la moda
Potrei parlare per ore di questo aggeggio maledetto. Strusciare un pastello su una superficie in rilievo lasciando l’impronta su un foglio NON EQUIVALE A SAPER DISEGNARE. Tutti i modellini erano spiccicati. La morte della creatività infantile. Infatti la mamma non era molto d’accordo.. Ma come un circolo vizioso, più lo usavi e più ti faceva schifo quello che provavi a disegnare a mano libera. Poi persi il pastello col reggi-pastello e riposi la mia carriera di stilista in un cassetto..

La penna multicolore
Un oggetto fallico totalmente impossibile da impugnare. Un congegno pieno di molle e levette che avevo imparato ad attivare con i denti (quante volte mi ci sono affettata la punta della lingua.. Ma perché?!). Mille colori e mille profumi. La calligrafia che se ne otteneva era simile a quella di un primate adulto col Parkinson e siccome già di base non potevo proprio definirmi una amanuense, la maestra mi proibì di usarla a scuola. Durante la lezione, tutti co sto pennone. TIC TIC TIC TIC sembrava una classe di esauriti, coi quaderni più variopinti e profumati d’Europa.

Gli anni passano.. L’idiozia resta

Scuola media

Il Tamagotchi
L’apoteosi della demenza. Il manifesto della frustrazione del bambino a cui viene negato un animale domestico. Geniale. Non puzza, non sporca, non mangia, non caca, non esiste. E le mamme soddisfatte (non la mia, alla quale non è mai stata fatta una richiesta del genere). In compenso il bambino iniziava a combattere con le prime crisi d’ansia perché durante l’ora di matematica non era riuscito a dare da mangiare al pennuto appena nato e adesso gli era diventato anoressico per carenza di attenzioni. Il pulcino ignorato aveva deciso di tagliuzzarsi le penne per esprimere disagio e il padroncino si era convinto di non essere un buon padre. “… C’ho il pulcino in coma, non sarò mai nessuno nella mia vita…”. Apriti cielo se lo scopriva la madre “.. Vedi?? E se era un animaletto vero?? Non sei abbastanza maturo per avere un cagnolino, tel’avevo detto!”
Velo pietoso sulla versione felina e canina del Tamagotchi: il Bit bit, che andò subito per la maggiore. L’originale divenne un giocattolo di nicchia, per bambini radical chic.

Il pomeriggio al Luna Park di Viale Marconi
The place to be. Se contavi, ci andavi. E senza i genitori, s’intende! La fauna della fiera era formata da tre sottogruppi:
  • I tamarri intorno al punjeeball.
  • I tamarri a fare le vasche.
  • I tamarri sul Tagadà.
Tutto sulle note di Molella e Gigi D’Ag, ovviamente.
Si saliva solo sulle giostre più truculente perché ogni gesto era un’affermazione del proprio essere grandi. Guai a comprarsi un gelato o un brigidino. Puzzavano di poppante..

Le DOTTOR MARTENS
Le uniche scarpe che da 15 anni a questa parte non calano mai di prezzo. Degli anfibi pesanti come mattoni forati, di tutti i colori e fantasie. Da quel momento l’inquinamento acustico del mondo ha subito un’impennata. Erano i milioni di adolescenti anfibiati che camminavano trascinando i piedi.
Ovviamente dopo poco arrivarono le Dottor tarocche. I genitori ingenui cercavano di rivogarle ai figli che immediatamente osservavano “.. è troppo alta, troppo sbombata, la cucitura deve essere gialla, la gomma è troppo scura, i lacci sono diversi, questo testa di moro non è verosimile.. Sgancia 200 mila lire, per chi mi hai preso/a?!”
Ma poi… Chi cazzo è sto Dottor Martens??

Alle superiori

Il BOOSTER
Che fosse Spirit o Generation non faceva differenza. Il buster era il buster. Il motorino più brutto mai fabbricato. Ma il più giusto. L’originale.
Poi vabbè il 14 enne è un estimatore di cinquantini. Riconosce il modello sentendolo scoreggiare a km di distanza.
A ognuno il suo:
  • Booster spirit: da truzzo/a
  • Scarabeo: presuntuoso fighetto/a
  • Zip: low profile, per chi non si deve affermare attraverso un due ruote
  • F10: ereditato da qualche fratello maggiore; retro depresso, fronte di design
  • Phantom: aggressivo ma non troppo
  • Firefox: linee futuristiche, vagamente aeronautico
  • Typhoon: culone, da ragazza figa, assolutamente non da uomo, che se proprio brama un Typhoon si deve accontentare del modello celeste Benetton F1
  • Liberty/Free: elegante, non presuntuoso, per tutta la famiglia
  • Nitro: IL CATTIVO per antonomasia, ricorda le fattezze di una piattola aliena
  • Runner: enorme, una bestia fosforescente, esclusivamente da uomo
  • SR: il re dell’Aprilia; sotto il culo del re della savana; maestoso
Il casco NON INTEGRALE doveva essere della MROBERTS. Dopo averlo pagato 150 000 lire lo dovevi imbrattare e liberarlo immediatamente della visiera.
Che acume.

Anche in questo caso sarei proprio curiosa di sapere qualche vostra fissa d’infanzia/adolescenza.. Non che io non ne ricordi più. Anzi. Ma preferirei stendere un velo pietoso.. E menomale che mi considero una controcorrente..

4.9.09

CATFIGHT! Si parla di amicizie tra donne

Annosa questione, vera quanto banale.

Le donne fin dall’asilo si lamentano dell’altro sesso. Il rapporto
con il maschio è il tema di quasi ogni riflessione e conversazione. Poi vabè, luoghi comuni che si sprecano “gli uomini vengono da Marte bla bla”, “Lui non mi capisce”, “Parliamo due lingue diverse”, “Non c’è dialogo”, “non c’è condivisione”, “il nostro è un rapporto sbilanciato”, “C’è un muro tra noi”, “Noi donne… Noi donne… Noi donne…”.
Personalmente, ho sempre trovato molta più difficoltà nel nel
comprendere/comunicare/condividere con le donne.
E tutte le donne vi diranno la stessa cosa.
Poi però tutte le donne avranno una migliore amica, perché non hanno ancora deciso se credere nell’amicizia tra uomo e donna.

Ma senza prendere in carico le amicizie consolidate, due donne che si incontrano ex novo, magari presentate da qualche amico maschio piacente, vedranno il loro livello di tolleranza all’essere umano collassare fino al grado ZERO in pochi secondi.
Non c’è giustizia. Se conosciamo un coglione, siamo pronte a ridere alle sue battute poco divertenti. Ci diciamo che non è giusto fermarsi alla prima impressione. Gli diamo la possibilità di redimersi. Con la nuova arrivata, questo tipo di indulgenza subisce un crollo irreversibile. Sei una donna, hai detto una cazzata (ma neanche; basta un’espressione del viso a noi non congeniale): sei morta. Sei radiata. Marchiata a fuoco come un capo di bestiame. Una lettera scarlatta che in men che non si dica tutte le donzelle della cricca ti dipingeranno in fronte. E poi parte il valzer degli appellativi: la scema, la sciatta, la morta di sonno, la maiala, la maestrina, quella che deve stare tranquilla, la regina del mondo, la tettona, la dentona, la boccalona,la culona, la badante (per il colore dei capelli), la gelataia (per i pantaloni bianchi), la pelosa, quella che cel’ha solo lei, la nana, lo stoccafisso, la cima, la gialla (per il colorito itterico) e così via. E questo appellativo non se lo toglierà mai più, neanche dopo aver provato la sua simpatia/bellezza/rettitudine/intelligenza/sensibilità/eloquenza/senso del gusto. Anzi. Più tenti di ribellarti e peggio è. Resti invischiata nel tuo appellativo, come una profezia che si auto avvera. Per anni sono stata La stronza, e la stronza è quello che molte hanno ottenuto da me. Ma questa è un’altra storia.
Le donne fanno fatica a fare squadra. E se la fanno è di facciata, a progetto o a tempo determinato. Finito il momento tutto svanisce. Vinto il torneo ognuna a casa sua. Finito il trivial, di corsa a fare bisboccia con i ragazzi della cricca.
“Allora, sabato a cena, serata sole donne. Uomini a casa.”= “parliamo di cazzi” ergo l’uomo (anche in spirito) irrompe comunque nella “serata sole donne”.
Sul luogo di lavoro, non ne parliamo. Evidentemente con le dovute eccezioni, alla nuova collega si dà meno chances di farsi conoscere e apprezzare. A primo impatto non è una compagna, una nuova marinaia sulla nave dell’impresa. E’ un’intrusa con una badilata di crete senesi spalmata sulla faccia (=truccata pesantemente), una minaccia allo status quo che paradossalmente fa fare fronte comune alle veterane che magari 20 minuti prima non si potevano vedere.
Personalmente, almeno durante l’infanzia e l’adolescenza, sono riuscita più o meno a scamparla perché non mi mettevo nelle condizioni di essere considerata una potenziale minaccia. Ero solitaria e poco civetta. Non destavo grosse antipatie perché con la mia presenza a quello status quo gli facevo solo vento.
Poi crescendo ho inanellato una serie di antipatie (mio malgrado) e paradossalmente non me ne sono quasi mai accorta (perché la donna si guarda bene dal intavolare polemiche faccia a faccia).
Al liceo eravamo una classe di 24, sole donne. La tensione a volte si tagliava con l’accetta e da lì all’assuefazione il passo fu molto breve. Non mi aspettavo di trovare amiche e non feci neanche niente per risolvere il problema. I primi anni, nonostante il mio atteggiamento non proprio da P.R ne trovai due di numero. Buone come il pane. Non me le meritavo affatto. Avevo avuto troppo culo.
Poi, come in seno ad un esperimento chimico nucleare, si formò un conglomerato informe di sei soggetti XX. Un cocktail che funzionò, per anni. E, a parte un paio di defezioni, funziona ancora alla grande. Ma questo solo ed esclusivamente perché prodotto di una cernita incrociata basata sul tempo e soprattutto sugli incastri caratteriali. Non c’è una leader e non c’è un rimorchio. Chi voleva fare la leader e chi ha iniziato a fare il rimorchio si è auto espulso, come Darwin ci insegna.

Sottolineo che le mie sono sempre considerazioni generali. Non voglio scatenare le ire di qualche retta donnina che come una missionaria accoglie tutte a braccia aperte, senza pregiudizi. Io quando mi accorgo di aver acceso i raggi X di fronte ad una ragazza mi do virtuali bacchettate sulle mani perché non essendo stupida riconosco l’errore e per quanto posso cerco almeno di non esternare il referto (a meno che non sia con le mie tre XX, allora lì se non commenti passi per buonista, GUAI). Ma questo non fa che confermarmi quanto radiografare la malcapitata sia un nostro riflesso condizionato che parte in automatico, come se ci toccasse un nervo scoperto.


27.8.09

"PALP" FICTION, si parla di uomini e neuroni

Ieri sera al pub di Travalle ho toccato una tetta. Ma grossa. Non dirò di chi... (Lei e la Gui lo sanno).
Ci sto ancora riflettendo. Che bellezza.
Sempre a Travalle s è parlato di approcci. Ma niente di psicologico e emozionale. Approcci fisici tra sconosciuti.
Ora, la domanda è: fino a che punto l'uomo si fa offuscare la vista (oltre che dal sapone) dal testicolo?

Inevitabile non rievocare scene di panico ibizenghe allo schiuma party dell'Amnesia. Due volte ci sono stata e due volte sono stata palpeggiata come un vaso di creta. Sopra e sotto, a destra e a sinistra. Fino al temibile incontro con il conquistatore tipologia TOTTI, chiamato così perché la sua specialità è il CUCCHIAIO.
DICESI CUCCHIAIO - Uomo e donna (che poi vai a sapè, con la schiuma e il fumo sfido a riconoscere chi c'hai davanti) posti di fronte. Lui con la mano a spatola esegue movimento escavatorio ascensionale tra le gambe di lei, imitando il movimento della paletta sulla sabbia. Lei (nella fattispecie, io) sferra pugno chiuso in linea retta, ndo coio coio, causa scarsa visibilità e sapone negli occhi. Becca qualcuno, molto molto violentemente. Strattona l'amica e la trascina fuori da quell'orgia al Sole piatti.
Ora, lo schiuma party va considerata una versione tamarra della dark room. L'unica differenza è che se decido di entrare in una maledetta dark room la palpata mel'aspetto, anzi, mela cerco appositamente.
Allo schiuma party no. Anche perché, se decide di essere un foam party serio, non c'è proprio niente da godere. Respirare schiuma dal naso e dalla bocca mentre 2000 mani sconosciute ti palpano e 4000 piedi di pestano come fosse tempo di vendemmia non è divertente.
Ma l'uomo TOTTI tocchiccia nel mucchio. Tocca tette, culi e company senza manco sapere se sta palpando Wanna Marchi o Heidi Klum. Ma allo stupido basta toccare. Ahh, che goduria. Magari a fine serata farà la conta dei cucchiai e se ne vanterà con gli amici come se ogni scavata corrispondesse a un amplesso. Stupido, stupido. Mi rifiuto di pensare che egli si illuda di concludere qualcosa. "Ehi, ciao, sono quello che mentre stavi soffocando ti ha fatto un pap test a mano.. Ti va un drink?". Non commento oltre.
Voto -30, molestatore sfigato.

Esistono poi altri approcci, non meno ridicoli, ma senz’altro meno traumatici per la povera preda.

Il conquistatore fàtico. Deve questo aggettivo alla famosa funzione fàtica del linguaggio: preparare il campo per una conversazione telefonica esordendo con “PRONTO?!” che acquista il significato di "CI SONO, STO PER INIZIARE A PARLARE". Il soggetto solitamente ti si para davanti come se fosse allo sportello della banca: CIAO, TI POSSO CONOSCERE? E che gli rispondi, poveraccio. A meno che non usi il verbo "conoscere" in senso biblico, il suo incipit appare totalmente inutile. Come dire: CIAO, POSSO DIRTI CIAO?.
Voto 4, ridondante.

Il conquistatore old school. Rivoga tutta una serie di vecchie frasette da quattro soldi. "CI SIAMO GIA' VISTI DA QUALCHE PARTE?"/ "VIENI QUI SPESSO?"/"CERCHI QUALCUNO?". Di risposta ottiene un sorrisino di commiserazione e una pacca sulla spalla che risulta peggio di una sberla in piena faccia.
Voto 3, pigro.

Il conquistatore LaChance, perché l'importante è essere convinti. Si avvicina in preda al ballo di San Vito perché si è autoconvinto di saper ballare. E' talmente preso dalla sua coreografia (da cui l'appellativo LaChance) che non si accorge che esiste anche la musica, e che magari andrebbe seguita. Sgambetta sulle note delle Pussicat Dolls, gli dà di bacino alla Riky Martin. Fin lì nessun problema, anzi. La preda ride a crepapelle e lo addita bisbigliando nell'orecchio dell'amica. La preda smette di ridere quando la frusta pelvica tenta di rapirla in un passo a due. Non le resta che fermarlo urlandogli nell'orecchio "DEVI STARE CALMO PERò!".
Voto 10 per l'impegno ma 4 per il collo del piede, RIDICOLO.

Il conquistatore accoppiato. Uno dei peggiori. E'in discoteca con la fidanzata ma non rinuncia alla cacciagione. Balla con lei ammiccando alle ragazze alle spalle della poverina. Quando sembra sul punto di accorgersene lui le ficca la lingua in bocca come dire "NO NO, Là DIETRO NON C'è NULLA DA GUARDARE".
Voto 1, ammiccatore falso e bugiardo.

Il conquistatore peter pan. E' convinto di avere ancora 13 anni e manda avanti l'amico. "OH, QUEL RAGAZZO LAGGIù TI VUOLE CONOSCERE". Grazie per l'informazione, che mi mandi un fax. Se la preda ha più di 14 anni, questa tecnica fallirà miseramente, tra le risate delle amiche di lei che continuano con L'ADDITO/SORRISETTO/BISBIGLIO.
Voto 0, biscotti plasmon.

Il conquistatore stagionato. Nonostante i suoi 60 anni suonati si butta nella mischia mascherato da Briatore. Ogni tanto fa la mano morta e ha la faccia di chi la sa lunga. La vecchia volpe o meglio il vecchio volpino spelacchiato ha il dono congenito dello sguardo-blob. Solo a guardarti ti sporca, lasciandoti addosso una spalmata di slimer. Fa la radiografia a qualunque tetta con le gambe conludendo lo screening annuendo al vento con un'espressione da intenditore di vini. E' rigorosamente da solo. Perché la sua compagnia di attempati stasera c'ha la briscola in campeggio. Va sans dire: tornerà in piazzola decantando conquiste come se piovesse, tra i batti cinque e gli sbadigli dei compagni pensionati.
Voto 5, ma solo per anzianità, VISCIDO

Il conquistatore inguainato. Chiamato così per la collezione di t-shirt sintetiche e attillate che vanta, fa colazione con latte e anabolizzanti. In camera ha appeso il poster dei Cento Celle, che bacia ogni mattina dopo la prima iniezione di nandrolone, poco prima della ceretta integrale. Dopo aver sfoggiato per anni una lunga criniera corvina effetto bagnato, rasata sulle tempie, ora sfoggia lo stile palla di biliardo per nascondere la stempiature e per somigliare a Franco Trentalance (che fino a La Talpa, ma chi se lo’nculava?) di cui conserva un santino nel portafoglio. Ha un fortissimo problema di traspirazione accentuato anche dal fatto che ama fasciarsi in capi in poliestere con filigrana di nylon. Ti lancia sguardi ammaliatori che ha provato e riprovato allo specchio imitando il fermo immagine di Costantino Vitagliano quando stava sul trono. Se c’è si nota. Per la stazza, per il tanfo e per la strisciata di sudore che t ha lasciato sulla schiena quando, di tutta la discoteca, ha deciso di passare proprio dietro di te.
Voto 2, monnezza.

Il conquistatore PRANOTERAPEUTA. Darquin Duck, il terrore che svolazza nella notte. Non lo vedi ma lo senti. Ha il dono dell’invisibilità. Ti tocca in modo languido, ti giri e non c’è più. Ti soffia nell’orecchio (MA COSA CAZZO FAI!) e poi fa lo gnorri. Ti alliscia un braccio mentre ti fai largo tra la folla. Ha un tocco delicato, da riflessologo. Toccandoti di nascosto per tutta la sera ti cura un’ulcera, con la sola imposizione delle mani. Esci dal locale con tutti i chakra rivitalizzati, ma con un giramento di palle che fa vento. MANIFESTATI CAZZO!
Voto 4, ayurvedico innominato

Ma ce ne sarebbero ancora tanti, amiche e amici miei. Sarei curiosa di sapere la vostra. Magari di qualche lettore che ci vuole illuminare sulla vera natura dell’agire maschio in discoteca. Magari ci può svelare l’arcano: gli uomini lasciano il loro unico neurone al guardaroba con il cappotto?